Mansfield Park

Mansfield Park è il terzo romanzo di Jane Austen, scritto nel 1811 e, dopo varie revisioni, pubblicato nel 1814.

Segue Ragione e Sentimento ed Orgoglio e Pregiudizio, ed appunto questi tre romanzi sono simili nella struttura e nella chiave di lettura.

Mansfield Park ha anche un’altra caratteristica importante: è il romanzo più citato nelle lettere rimaste di Jane Austen, circa 22 lettere che ci permettono di conoscere dettagli di alcune parti del romanzo.

Per chi non conoscesse Mansfield Park, eccovi qui la trama:

Fanny Price non ha niente delle protagoniste dei romanzi di Jane Austen: non ha il senso dell’umorismo di Elizabeth Bennet né la frivolezza di Emma, non possiede la consapevolezza e l’intelligenza di Elinor Dashwood o l’irruenza e l’intraprendenza di sua sorella Marianne. Perciò, sin da quando viene accolta ancora bambina in casa degli zii Bertram, Fanny capisce che l’unica cosa che può fare è ricevere l’educazione che, rispettando i dettami e i canoni dell’epoca, farà di lei una donna dolce e remissiva, “un’amica e una compagna ideale”. Tuttavia, quando da Londra arrivano a Mansfield Park i fratelli Crawford, due giovani più indipendenti dei compassati Bertram, nascerà una girandola di simpatie, passioni e illusioni i cui effetti toccheranno anche la timida Fanny, scuotendone le certezze e portandola a capire – grazie a una prosa deliziosamente ironica con cui l’autrice non manca di criticare l’educazione che la società inglese di inizio Ottocento riservava alle donne di essere qualcosa di più di una semplice e brava dama di casa.

Protagonista è Fanny Price, elemento che rende Mansfield Park diverso dagli altri romanzi della Austen.

Anche se viene descritta come una ragazza povera ed in contrasto con gli altri ricchi personaggi, non convince per la sua riservatezza e remissività.

Fanny si rivela essere, per la maggior parte del romanzo, silenziosa e passiva, ed in un certo senso anche vittima nei confronti degli zii, una riconoscenza “dovuta” per il fatto di averla educata e cresciuta in un ambiente migliore.

Messa da parte fin dall’inizio del romanzo, si ritrova attorno ai quattro cugini: Thomas, Edmund, Maria e Julia. Tutti la trattano con sufficienza, ostentando superiorità e ricchezza, tranne Edmund, con cui nasce una preziosa e profonda amicizia.

Il tono del romanzo cambia, portando un po’ di brio nella narrazione, grazie all’arrivo dei fratelli Crawford, Mary ed Henry.

Entrambi rappresentano il cambiamento e soprattutto il perno principale da cui scaturisce tutto, e si iniziano a conoscere i caratteri e i difetti di tutti i personaggi.

Ed infatti si decide di mettere in scena un’opera teatrale, capitolo in cui inizieranno a vedersi i vari interessi ed intrighi che coinvolgono i personaggi. Figure che sono il prodotto della società in cui vivono, e da qui la costante critica (evidente in tutte le opere) di Jane Austen verso quegli standard che la società imponeva.

Sempre presente, quindi, la modernità del pensiero della Austen, e la capacità di allontanarsi dal suo tempo, per averne una visione esterna e non corrotta dalla società.

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Devo ammettere che la rappresentazione teatrale è una delle scene che mi ha colpito di più, primo perché si tratta di una metastoria, ed in questo caso una finzione all’interno del romanzo, e secondo perché dà spazio ed importanza al teatro, ed al ruolo che esso aveva nella vita della Austen.

Fin da piccola, infatti, Jane è accerchiata dai familiari che parlano di teatro e lei stessa si è recata più volte nelle varie rappresentazioni che avevano luogo nella suà città, non solo all’interno di piccoli teatri, ma anche in situazioni private come le case. Ed appunto, nel periodo di permanenza a Bath, è andata più volte a vedere lo spettacolo “Lovers’ Vows” che è lo stesso che viene riportato in scena nel salotto della famiglia Bertram in Mansfield Park.

Inoltre Jane Austen si recava spesso al teatro in compagnia della nipote Fanny, avente stesso nome della protagonista del libro…insomma è bello vedere come parti della vita dell’autore risultino collegati con parti dei suoi libri!

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Ed anche nella scena della rappresentazione assistiamo all’atteggiamento estremamente remissivo di Fanny Price, che non vuole partecipare e non vuole trovarsi al centro dell’attenzione ed è gelosa del rapporto tra Edmund e Mary Crawford.

E sono queste scene che suscitano in me il desiderio di spingere Fanny nella scena, per mostrare anche i sentimenti che prova nei confronti di Edmund, che non esternerà per tutto il romanzo.

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Riguardo i personaggi, anche se sono molti, sono comunque ben delineati e caratterizzati, ed in particolare sono tre quelli che hanno attirato la mia attenzione per il loro comportamento:

  • Edmund, poiché al contrario di tutti gli altri uomini descritti dalla Austen nei suoi romanzi, risulta pacato e facilmente influenzabile. Mette in secondo piano il suo amore per Fanny in favore di una donna che conosce poco e che lo plasma con le sue parole.
  • Mrs. Norris, che tanto mi ricorda Scrooge per il suo atteggiamento ed attaccamento al denaro:

«Se si trattava di camminare, parlare e progettare, lei era sempre pienamente disponibile, e nessuno meglio di lei sapeva predicare la generosità agli altri. Ma il suo amore per il denaro era pari al suo amore per il comando, e sapeva risparmiare altrettanto bene il proprio denaro quanto spendere quello altrui.»

  • Mary Crawford, che risulta essere l’opposto di Fanny, ed anche un tipo di donna al di fuori di quel tempo, non remissiva, ma anzi spigliata e partecipe alle vicende familiari (non comune per la società del tempo). Mary vuole per Edmund un futuro diverso da quello imposto dalla famiglia, ma non sempre le cose vanno secondo i piani.

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Un’altra nota che mi è piaciuta molto di Mansfield Park è stata la presenza di alcuni temi, presenti nella realtà di quel tempo ma mai affrontati dalla Austen.

Si tratta di temi come il divorzio, vizi del gioco e corse di cavalli, e soprattutto della schiavitù: Sir Thomas si recava spesso per affari nell’isola di Antigua, ed a proposito di quest’ultimo luogo ci sono delle notizie storiche che abbiamo grazie alle lettere di Jane Austen e che ci permettono di capire le conoscenze che Jane aveva a riguardo:

La scelta di Antigua, una delle isole dei Caraibi che all’epoca erano generalmente chiamate “Indie occidentali”, probabilmente non è casuale. L’isola era considerata quella in cui c’era un trattamento migliore per gli schiavi, visto che fra di essi c’era una mortalità minore che in altre isole, tanto che agli inizi dell’Ottocento era diventata esportatrice di schiavi più che importatrice. Queste notizie erano riportate in un libro di Thomas Clarkson: History of the Abolition of the African Slave Trade, pubblicato l’anno successivo all’approvazione da parte del parlamento inglese dello Slave Trade Act (25 marzo 1807, con effetto dal 1° gennaio 1808), che JA aveva certamente letto, visto che cita l’autore, uno dei maggiori attivisti a favore dell’abolizione della schia-vitù, in una lettera alla sorella Cassandra del 24 gennaio 1813 (lettera 78). Antigua era anche collegata in qualche modo alla famiglia Austen, in quanto il padre di JA era stato l’amministratore fiduciario di una tenuta proprio in quell’isola, appartenente a uno dei suoi allievi del tempo di Steventon, James Langford.

In conclusione penso che Mansfield Park, anche se meno famoso degli altri romanzi della Austen, porti con sé molti più spunti di riflessione.

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Riguardo le varie trasposizioni che sono state realizzate, io ne ho viste due e sono le seguenti:

Mansfield Park del 1999 diretto da Patricia Rozema. Molte delle scene sono state girate nella Kirby Hall, nel Northamptonshire, la contea in cui si trova Mansfield Park nel romanzo.

E’ un adattamento molto bello del romanzo della Austen, ma non del tutto fedele al libro. Molte scene sono state aggiunte, ma penso che siano state utili per dare una maggiore importanza ad alcune parti e soprattutto ad alcuni personaggi.

Inoltre mi ha colpito molto l’interpretazione degli attori, che sono riusciti, a mio parere, a delineare bene i personaggi che hanno interpretato.

Vi è poi un adattamento televisivo britannico del 2007 con Billie Piper nel ruolo di Fanny Price.

Ed anche se molto conosciuta nel ruolo di compagna di Doctor Who, devo essere sincera, non mi ha particolarmente colpito in questo film.

In generale, nonostante devo riconoscere una maggiore fedeltà al libro, gli attori risultano spenti e non coinvolgenti, ma vi consiglio comunque la visione di entrambi per capirne ed apprezzarne le differenze.

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