Le notti dell’alchimista

Titolo: Le notti dell’alchimista
Autore: Raffaele Longo
Editore: Giovane Holden Edzioni
Data di pubblicazione:  2020
Genere: Narrativa fantasy, storica
Pagine: 62

Articolo stavolta dedicato ad un giovane autore salernitano che, con la sua opera, ha unito studi e tradizioni, folklore e bellezze artistiche.

Ecco la trama de Le notti dell’alchimista:

Tutto ha inizio in una fresca sera d’estate di fine sedicesimo secolo. Tra i campi poco distanti dall’antica città siciliana di Leontini, l’odierna Lentini, i due giovanissimi fratelli Girolamo e Vito Chiaramonte cercano di ritrovare il loro cagnolino, scappato da casa. Giunti nei pressi di un rifugio abbandonato, ove un tempo viveva un misterioso vecchio, Girolamo si spinge all’interno richiamato proprio dai lamenti della bestiola. Qui, rinviene alcuni misteriosi e antichi incartamenti che riportano le istruzioni per la realizzazione di una portentosa quanto leggendaria medicina.

Il giovane autore di cui sto parlando è Raffaele Longo, un avvocato appassionato di fantasy che ha svolto diversi studi su alcune figure storicamente esistite ma dimenticate nel tempo.

Protagonista del suo racconto è infatti Girolamo Chiaramonte, un alchimista siciliano del ‘500/’600, realmente esistito, famoso per il suo Elixir Vitae.

Nel racconto incontrerà una figura appartenente al folklore napoletano, il Munaciello, che si dice essere uno spiritello deformato e malvagio, che infesta le case per vendicarsi di coloro che lo hanno fatto soffrire in vita.

Personaggio, a mio parere, perfetto per la situazione che si crea con il protagonista e ben descritto nel suo essere dispettoso e cattivo, essenziale per una riflessione sulla società di quel tempo e di oggi.

“Che c’è Girolamo? Avete perso la parola? “ chiede con aria quasi beffarda ‘o Munaciello, per poi continuare: “Si, io so molte cose di voi. Attraverso gli oggetti che porto via, posso scrutare la vita presente e passata dei loro proprietari. E credetemi, molto spesso non è per niente un bel vedere, bensì uno squallido insieme di bugie e ipocrisia, tenuto nascosto da maschere che, nella loro falsità, sono assai peggio del mio volto pallido e del mio tetro cappuccio.”

Ero già a conoscenza di questo personaggio del folklore napoletano e sapevo essere collegato in un rapporto di antitesi, con un’altra figura legata alle tradizioni popolari napoletane, ovvero la Bella ‘Mbriana, lo spirito di una giovane ragazza di animo puro, che veglia sulle case, proteggendole da malefici e sciagure.

Ed infatti anche questo personaggio è presente ne Le notti dell’alchimista, come aiutante del protagonista, offrendo a Girolamo una prospettiva diversa dei fatti, necessaria per poter dialogare e riappacificarsi con lo spiritello malvagio.

Devo dire che queste due leggende hanno reso il racconto molto accattivante e misterioso, ma soprattutto sono stati fondamentali per la parte finale, molto profonda e con una morale dietro che lascia spazio a molti spunti di riflessione.

Un racconto che mostra la crescita psicologica del protagonista ed una riflessione sui gesti che si compiono ogni giorno per le persone intorno a noi.

Siamo veramente cosi altruisti e buoni come pensiamo di essere? Vi siete mai soffermati su questo aspetto pensando ai piccoli gesti quotidiani che facciamo verso gli altri?

Sono veramente contenta di aver conosciuto l’autore ed il suo bellissimo libro, e vorrei sottolineare quanto gentile e disponibile sia stato, fornendomi anche dati essenziali per poter capire la provenienza degli studi che si celano dietro questo racconto:

Il lavoro nasce dall’approfondimento di alcune tematiche storiche inerenti ai miei studi giuridici. Da appassionato di storia del diritto, mi sono imbattuto in alcune notizie relative ad un pubblico processo tenutosi a Napoli nei primi anni del ‘600 dinanzi alla Gran Corte della Vicaria ed avente ad oggetto l’attendibilità delle mirabolanti guarigioni causate da un misterioso medicamento, l’Elixir Vitae, realizzato da tale Girolamo Chiaramonte. Quest’ultimo è stato un alchimista siciliano vissuto a cavallo tra il ‘500 ed il ‘600 che ha girato un po’ tutta Italia con il suo portentoso elisir, ospite dei vari signori e principi che pare abbiano giovato delle sue cure (sembrerebbe sia stato anche medico di fiducia della famiglia Medici). La storia di Girolamo è ammantata di mistero. Preciso che la storia del Munaciello (comprensiva delle sue origini) deriva da quanto tramandato dalla tradizione popolare, spesso raccontata anche da grandi autori del passato come, ad esempio, Matilde Serao in “Leggende napoletane”. Lo stesso vale per l’altro personaggio principale della storia, ovvero la Bella ‘Mbriana, lo spirito buono della casa, antitetico al Munaciello, avente le fattezze di una bellissima dama.

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